Non riesco a sentire né la linearità né la circolarità (“eterno ritorno” e simili) del tempo: posso vivere il tempo soltanto come incrocio simultaneo, non schematizzato e non razionalizzato, di vari momenti temporali. Contemplare questo spettacolo vitale è per me necessario; la contemplazione peraltro esige di concentrarsi su pochi elementi, e la vitale confusione intorno può essere causa di distrazione – ma è proprio da questa distrazione che nasce di solito la poesia. La coesistenza dialettica di questi due elementi dà ragione del titolo. (P.V.)
Sembrava galaverna:
l’anima lungo i rami esterna,
la carezza del gelo che appena inclina l’erba.
Sembrava galaverna: bianchi cristalli frammenti
di lampadari staccati dal soffitto del cielo
spezzati frantumati
al culmine più torbido nella festa delle fate.
Sembrava galaverna ma era —
piccolo miracolo sinistro a questi primi del mese
brivido che affretta l’inverno biancura che ferisce
gli occhi da poco svegli e il freddo
che si annida nella luce piuttosto che nell’aria —
sembrava galaverna ma era neve.
Poeta, narratore e critico, Paolo Valesio nasce a Bologna dove si laurea. Ottenuta in seguito la libera docenza, si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna a Harvard, New York University, Yale e alla Columbia University nella città di New York, dove attualmente ricopre la carica di “Giuseppe Ungaretti Professor Emeritus in Italian Literature”.
È presidente del Centro Studi Sara Valesio, Editor in Chief della “Italian Poetry Review”, e collabora a riviste e giornali italiani.









