GIOVEDI’ 12 FEBBRAIO ORE 18: LUIGI GIULIANI – LO SMORZO. CANZONIERE EDILE
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SABATO 7 FEBBRAIO ORE 18,15: PAOLA LORENZONI – IL FILO ROSSO E UN BICCHIERE DI SOLE
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ELFRIEDE GAENG – LE AVENTURE DI OLIMPIA E DEL RICCIO FRITZ
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LIBRIDINE – Festival diffuso delle librerie indipendenti: ELISABETTA VILLAGGIO incontra i lettori
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COSA SI LEGGE IN CITTA’
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Sveva Sagramola: Storia di Topino
https://www.koob.it/2025/11/sveva-sagramola-storia-di-topino/
Andrea Barzini: La congiura degli innocenti
https://www.koob.it/2025/11/andrea-barzini-la-congiura-degli-innocenti/
Scuola di scrittura – IL RACCONTO DELLA REALTA’ – ISCRIZIONI APERTE
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chiusura estiva: riapriamo il 1° settembre
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lunedì 14 luglio ore 18,45 SATYRUS TEMPORAY BAR: Claudio Clini – LE STANZE DEL DUCE
Una vicenda ambientata a Bologna nel ventennio fascista tra polizia segreta e progetti di eliminazione dei deviati, ricca di mistero e colpi di scena sorprendenti, che ci rivolge un’interrogazione “filosofica” sul male, un’immersione nel cuore di tenebra degli esseri umani quando la psicopatologia coincide con una classe dirigente, una mentalità, il perbenismo di uno “stile” ufficiale. Protagonista è Rodàn Donadi, un chirurgo ospedaliero consacratosi alla pratica medica che intrattiene una relazione con Felicia, moglie del suo primario, il professor Anselmi. La narrazione – con i suoi dialoghi taglienti che catturano l’essenza dei personaggi – si dipana a partire da un’autopsia effettuata su una donna suicida, Elvira Attolini. Ma è davvero così? Rodàn ha il timore crescente di aver sbagliato il referto autoptico. Un giorno incontra una sua paziente, Maria, sposata con uno dei ‘signori’ della città, Alberto Ruggero, che gli dice di essere sicura dell’uccisione della sua domestica Elvira e di indagare per renderle giustizia. Cinque crimini seriali e tanti personaggi sostanziano il racconto – Eleonora e Nicola, fratelli di Elvira, il camerata Achille Saporiti, il neurologo Morpurgo, il medico del brefotrofio Guglielmi, il commissario Guelfi – che, al di là dell’intreccio principale, dà una quadro desolante dal punto di vista storico ed umano, mostrando che l’orrore non ha fine. Forse si può porvi rimedio fingendosi matti, come Arcangelo, un ricoverato in manicomio equiparabile al fool shakespeariano che alla fine interagisce inaspettatamente con Rodàn, mettendo in luce ciò che gli altri non vedono.
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